Psicologia dell’età evolutiva: Infanzia e adoloscenza

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L e difficoltà che riguardano l’età evolutiva sono molteplici. L’infanzia e l’adolescenza, infatti, sono periodi delicati e complessi della vita, date le diverse e difficili fasi dello sviluppo cognitivo, psico-affettivo e socio-relazionale che vengono attraversate.

I disagi legati a questa fase possono compromettere, oltre al benessere psico-fisico del minore, il benessere e l’equilibrio dell’intera famiglia.

I disturbi che possono comparire sono molteplici e raggruppabili in due grandi categorie: i disturbi cosiddetti esternalizzanti, riconducibili all’area comportamentale in cui le aree emozionali critiche dei bambini sono espresse verso l’esterno; e quelli cosiddetti internalizzanti, che afferiscono invece alla dimensione più emotiva come ad esempio i disturbi d’ansia, i disturbi dell’umore, o i disturbi somatoformi in cui, attraverso il corpo, i bambini manifestano ciò che non riescono ad esprimere a parole.

I fattori coinvolti in questi disturbi sono molteplici:

  • componenti neurobiologiche, cioè gli aspetti genetici, costituzionali, temperamentali presenti sin dalla nascita;
  • eventi critici di vita (traumi, lutti, etc.)
  • funzione genitoriale, che a sua volta comprende le competenze educative e affettive.

Da questo punto di vista, i sintomi rappresentano delle strategie relazionali particolarmente efficaci, perché gestite prevalentemente in termini taciti, sensomotori ed emotivi, più che cognitivi ed espliciti. Il bambino, attraverso il continuo feedback del genitore, apprende “tacitamente” quali “mezzi” utilizzare per mantenere con lui un adeguato stato relazione, in particolare in quei momenti in cui può avvertire timori o minacce in tal senso. Quindi, se osservati all’interno della relazione d’attaccamento bambino-genitore, quei comportamenti sintomatologici che apparentemente potrebbero apparire atipici e strani, diventano in realtà straordinariamente “intelligenti” e intelligibili. Lambruschi, 2014F. Lambruschi, 2014, intervista a cura di Laura Ravanelli; http://www.dentrounquadro.it/interviste/ intervista-a-furio-lambruschi

Lo Psicologo che si occupa dell’età evolutiva, lavora con i genitori, aiutandoli a riformulare il comportamento sintomatologico del bambino in termini interni, relazionali e affettivi, considerandoli i massimi esperti del bambino.

Psicologo e genitori lavorano dunque insieme e attivamente per comprendere il significato affettivo del comportamento del bambino e quindi per modulare il loro comportamento nei suoi confronti in modo diverso, approfondendo loro stessi le aree emozionali critiche, le immagini e i pensieri collegati al sintomo del figlio.