Gioco d’azzardo patologico (GAP)

Gioco d'Azzardo Patologico

Photo Sabrina Gazzola

Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è un disturbo del comportamento rientrante nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi. La dimensione del gioco d’azzardo patologico in Italia è, ad oggi, difficilmente stimabile. Uno studio del 2012, condotto dal Ministero della Salute, indica che la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2% della popolazione nazionale.

Anche a livello locale, i dati indicano un incremento sostanzioso dei casi dal 2008 ad oggi registrando un incremento continuo.

Il GAP è una vera e propria forma di dipendenza, poiché è caratterizzata da un aumento nella frequenza delle giocate, nel tempo passato a giocare, nella somma spesa, investendo più delle proprie possibilità, fino a farsi prestare i soldi e creare debiti, trascurando gli impegni quotidiani e le relazioni significative.

A causa dell’assenza di dati epidemiologici nazionali validi per un corretto dimensionamento del fenomeno, si può solo ipotizzare l’esistenza di un elevato numero ancora silente di giocatori patologici.

Negli ultimi anni il giocatore d’azzardo ha subito un’evoluzione, poiché chiunque sia in possesso di un computer collegato a internet e di una carta di credito può diventare un giocatore compulsivo. Il gioco on-line è diventato molto pericoloso perché nella solitudine della propria casa il giocatore non ha limiti di alcun genere, potendo accedere al gioco sempre, nella più assoluta libertà. Viene in questo modo a mancare la funzione socializzante del gioco, che diviene un rituale solitario e una compulsione. Qui, il soggetto rimane imprigionato in un circolo vizioso, al punto da trascurare, nei casi più gravi, i rapporti umani, sociali e familiari.

Non necessariamente chi gioca spesso, però, è un giocatore compulsivo. Generalmente, questi individui stabiliscono di investire nel gioco una somma predeterminata di denaro e giocano per divertirsi piuttosto che per inseguire a tutti i costi la vincita. Essi riconoscono l’esistenza della probabilità di perdere e non scommettono più di quanto possano permettersi. In tali casi, non è necessario l’intervento professionale di uno psicologo.

Notevoli, sono le differenze di genere che la letteratura ha individuato: in uno studio riportato nell’Italian Journal Addiction (“Differenze di genere nella tossicodipendenza e nel gioco d’azzardo patologico” di L. M. Giustina, V. Nucera, M. Antonioni, A. Pelosi, E. Savi, C. Baccelliere) viene messo in luce che le motivazioni riportate al momento della consultazione da parte delle donne rispetto al tener viva l’abitudine al gioco, sono la distrazione e lo sfuggire a pensieri e preoccupazioni (83.3% delle donne), contro il 41.2% degli uomini che gioca con la prospettiva di fare soldi o risolvere un problema finanziario. Inoltre, è stato evidenziato che l’insorgenza del GAP nelle donne è più tardiva rispetto agli uomini.

È possibile effettuare un test on line per avere una prima idea e sapere se si ha effettivamente bisogno di una consulenza psicologica in tal senso. http://www.rompiconilgioco.org/site/test-gioco-dazzardo/

Il Ministero per le Politiche Antidroga, all’interno delle linee guida sul GAP, pone il modello cognitivo come elettivo nel trattamento dei giocatori patologici.L’approccio cognitivo per i problemi legati al gioco d’azzardo è orientato a modificare le abitudini comportamentali ed i pensieri disfunzionali ad esso collegati.

Il percorso ha come obiettivo la gestione dell’impulso al gioco, l’individuazione e il fronteggiamento delle emozioni e la comprensione dei problemi relazionali inevitabilmente causati dalla dipendenza. Essendo una dipendenza che coinvolge l’intero nucleo familiare, si valuterà insieme al giocatore, se coinvolgere e in che modo, anche gli altri membri della famiglia.