Disposofobia, Hoarding Disorder, Disturbo da Accumulo

Disposofobia, Hoarding Disorder, Disturbo da Accumulo

Disturbo da Accumulo

Photo Sabrina Gazzola

In ambito scientifico, gli ultimi dieci anni hanno visto un fiorire esponenziale di studi sull’hoarding, tradizionalmente considerato un sottotipo di DOC. Questa attività di ricerca sviluppata in differenti ambiti (neuroscienze, studi genetici, etc.) ha portato nuovi elementi di comprensione circa la natura peculiare del disturbo, dotato di criteri diagnostici propri.

La prevalenza puntuale nella popolazione generale è circa di 1,5%. In Italia è stata stimata un’epidemiologia tra il 3,7 e il 6% (Melli et all).

Il termine letteralmente significa “paura di buttare“, dall’inglese to dispose, “gettare”, “buttare”, “disfarsi (di qualcosa)”.

Il nuovo Manuale Diagnostico e Statistico (DSM-5) ha individuato i seguenti criteri per il nuovo Disturbo da Accumulo:

 

  1. Persistente difficoltà ad eliminare o separarsi dai propri beni, a prescindere dal loro reale valore.
  2. Tale difficoltà è dovuta ad un forte bisogno di conservare tali beni e/o al disagio associato alla loro eliminazione.
  3. I sintomi risultano nell’accumulo di un gran numero di beni che progressivamente ingombrano zone della casa o del posto di lavoro fino al punto in cui la loro destinazione d’uso non è più possibile. Se tali aree tornano ad essere sgombre è dovuto ad interventi di terzi (ad esempio, familiari, imprese di pulizie, autorità).
  4. I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione nell’area sociale, lavorativa, o in altre importanti aree di funzionamento (incluso il mantenimento di un ambiente sicuro per sé e per gli altri).
  5. I sintomi di accumulo non sono dovuti a una condizione medica generale (per esempio, danno cerebrale, malattia cerebrovascolare).
  6. I sintomi di accumulo non sono ascrivibili ad altro disturbo mentale (per esempio, accumulo a causa di ossessioni dovute a Disturbo Ossessivo-Compulsivo, diminuzione di energia dovuta a Disturbo Depressivo Maggiore, deliri nella Schizofrenia o altro Disturbo Psicotico, deficit cognitivi nella Demenza, interessi ristretti nei disturbi dello Spettro Autistico, accumulo di alimenti nella sindrome di Prader-Willi).

 

Anche se a molti familiari può apparire una scorciatoia il semplice intervento di svuotamento e pulizia fatto da terze persone, questanon risolve mai il problema, anzi, talvolta aggravandoloo comportando il rischio che si inneschino altri gravi disturbi (depressione, disturbo di panico, in alcuni casi ideazione suicidaria). Risulta quindi necessario un piano d’intervento mirato e specifico da caso a caso.

Curiosità: Lo stano caso dei fratelli Collyerhttp://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Collyer